Rock Impressions

Steven Wilson - Grace For Drowning STEVEN WILSON - Grace For Drowning
KScope
Distribuzione italiana: Audioglobe
Genere: Post Modern Prog
Support: 2CD - 2011


Insurgentes, il debutto solista di Steven Wilson, è stato un ottimo disco, complesso e raffinato, come la genialità di uno dei più influenti musicisti di questi anni. Oggi Wilson pubblica il seguito di quel titolo fortunato a distanza di quattro anni ed è ancora un doppio cd, lo sappiamo Wilson è instancabile, iperproduttivo e abbiamo imparato che i suoi lavori sono sempre da valutare con grande attenzione, per cui mi calo nell’ascolto di Grace For Drowning con la dovuta curiosità, anche se il titolo è decisamente inquietante.

Come dicevamo si tratta di un doppio cd, ognuno ha un suo sottotitolo, il primo è “Deform to Form a Star”, il primo brano eponimo parte con un fruscio e una melodia sognante evocata da un pianoforte, che sembra arrivare da un passato lontano, ma il primo vero brano è “Sectarian”, un titolo dalle ritmiche complesse e dai suoni duri, vagamente Krimsoniani. Siamo in pieno prog post moderno, ma nei suoi oltre sette minuti ci sono cambiamenti continui, con molti spunti interessanti. Questo brano è decisamente ben fatto e orchestrato, Steven ha scritto dimostrando grande proprietà della materia. “Deform to Form a Star” è pura poesia, l’elemento prog è sempre dominante, ma la linea melodica entra subito nel cuore. È un brano più intimista e gentile del precedente e soprattutto è davvero bello. “No Part of Me” è meno coinvolgente dei due episodi precedenti, ma è ugualmente creativo e intrigante e dopo ripetuti ascolti penetra. Ancora grande lirismo in “Postcard”, Wilson è ispirato e si sente. “Raider Prelude” è spiazzante, sembra iniziare come un canto sacro, puoi entra un pianoforte greve e dark e tutto assume connotati spettrali, un pretesto forse per lanciare la straniante “Reminder the Black Dog”, che mantiene una convincente aura dark, una chiusura in grande stile, dove una volta di più possiamo apprezzare le grandi doti compositive del nostro.

Il secondo cd porta il sottotitolo di “Like Dust I’ve Cleared From My Eye” e si apre con la dolcissima “Belle de Jour”, che non è uno dei momenti più riusciti del cd. Con “Index” si torna in atmosfere claustrofobiche particolarmente tese e oscure. Ma nel cuore di Wilson c’è ancora tanta oscurità e tanta angoscia, che emerge con forza in “Track One”, ma nel finale c’è uno spiraglio di luce. “Raider II” è una suite di oltre ventitre minuti, c’è tutto Wilson dentro, ho esagerato non proprio tutto, ma c’è davvero molto ed è difficile riassumere tutto in poche righe, verso il finale crescendo da brividi. “Like Dust…” ha l’onore di chiudere questo lavoro mastodontico e lo fa con delicatezza, citando i Pink Floyd.
Questo nuovo lavoro del prolifico Steven non deluderà di certo i suoi estimatori, è un disco ricco e generoso, di quelli che si ascoltano sempre volentieri e che durano negli anni, come i grandi classici. GB

Altre recensioni: Insurgentes (dvd); The Raven That Refused to Sing; Hand Cannot Erase; 4 1/2; To the Bone

Interviste: 2013; 2015

Live report: 2013; Pistoia 2013

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Artisti correlati: Porcupine Tree; No-Man; Blackfield


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