Rock Impressions

Pain Of Salvation - Road Salt One PAIN OF SALVATION - Road Salt One
Inside Out
Distribuzione italiana: Spin Go!
Genere: Hard Rock / Progressive
Support: CD - 2010


Certo i POS negli anni ci hanno abituati a grandi cambiamenti, i fans questo lo sanno bene, anche se alcuni forse vorrebbero ancora un nuovo Entropia o un nuovo The Perfect Element, ma dopo Be era abbastanza evidente che ci sarebbero stati nuovi album che avrebbero potuto sorprenderci e questo ultimo Road Salt One credo potrà sorprendere qualche fan che non ama i cambiamenti. Come sapete l’attesa era stata smorzata dall’uscita del mini Linoleum, ma di quel disco qui troviamo solo la title track, il resto del repertorio è nuovo.

La traccia di apertura “No Way” è un torrido blues dal piglio moderno, con Daniel che fornisce un’interpretazione spettacolare, sofferta e come sempre ricca di pathos. Siamo molto lontani dal metal, ma il carisma della band è intatto. Poi verso il finale il brano abbandona la vena blues e diventa molto più prog, crescendo in intensità. “She Likes to Hide” ci riporta ad un blues, più lento e psichedelico, un brano molto spirituale, desertico, Gildenlow e soci ci impegnano in un ascolto attento e non superficiale, che regala più di un’emozione. “Sisters” va ancora più in profondità coi suoi tempi rallentati e pieni di malinconica poesia, l’andamento è solenne e grave, sembra una marcia funebre, di una bellezza glaciale che nel finale diventa un grido di dolore, è il mio brano preferito di questo disco. “Of Dust” è ancora più notturna e lenta, come una lenta discesa in un oblio, la cadenza ricorda certe musiche da film tipo quelle scritte da Morricone per i film di Leone. Il blues torna prepotente nella cadenzata “Tell Me You Don’t Know”, ascoltando questo brano chi potrebbe pensare che sono gli stessi musicisti di “! Foreword”. Ma le sorprese non sono finite ed ecco la circense “Sleeping Under the Stars”, una parentesi divertente.

Una pausa separa, come in un ideale Lp le prime sei traccie dalle restanti sei, poi attacca la jazzata “Darkness of Mine”, la partenza notturna è solo un alibi, ecco che il gruppo intermezza le parti calme a sfuriate moderniste, ritroviamo qualcosa dei vecchi POS. “Linoleum” la conosciamo già, col suo incedere fortemente zeppeliniano, ma ci piace sempre riascoltarla, che finale poi. “Curiosity” è abbastanza trascinante, anche se parte lenta, con un testo che parla d’amore, ma il ritmo si fa via via sempre più incalzante. “Where It Hurts” ci riporta alle atmosfere magiche di “Sisters”, ma è più spettrale e densa di mistero, discreto il crescendo finale, anche se un po’ prevedibile. “Road Salt” parte lenta, molto evocativa, quasi una ninna nanna, che ricorda vagamente "One" degli U2. E come tutte le storie che finiscono come sono iniziate ecco che torna il blues in “Innocence”, ovviamente non è niente di convenzionale, anche se c’è ancora qualcosa degli Zeppelin, ma sono solo pennellate, di fatto è un brano di grande gusto, non facile, come non è mai facile la musica di questi grandi artisti, ma questo disco, che forse dividerà i fans, per me è davvero un gran lavoro.

In precendenza i POS hanno guardato più al futuro, con questo Road Salt One invece hanno esplorato sonorità e stili degli anni settanta, ma non suona come un’operazione nostalgica, perché se c’è una cosa che non manca ai POS è la creatività e questo disco è qui a dimostrarcelo. Oggi la band di Gildenlow è più spirituale e notturna, sempre fortemente carismatica e coinvolgente, non si può chiedere di più. GB

Altre recensioni: Be; Be, Original Stage Production; Scarsick; Ending Themes; Linoleum;
Road Salt Two; Falling Home
; Remedy Lane Revisited; The Passing Light of Day

Intervista

Live Report: 2005; 2013

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