Rock Impressions

Devin Townsend Project - Addicted DEVIN TOWNSEND PROJECT - Addicted
Inside Out
Distribuzione italiana: Spin Go!
Genere: Heavy Metal
Support: CD - 2009


Quando si ha a che fare con Devin Townsend non si sa mai bene dove si andrà a parare, questo folle personaggio del carrozzone metal ci ha abituati ad ogni genere di disordine e di fantasie strane, le sue visioni hanno abbattuto confini musicali e ridefinito cliché e modelli, anche se talvolta i risultati non sono stati così brillanti come si sarebbe voluto, come è successo col precedente Ki, uscito solo qualche mese fa e che mi aveva lasciato abbastanza freddo. Questo Addicted è il secondo capitolo di questa ideale quadrilogia che ha come tema le collaborazioni con musicisti sempre diversi, scelti in base al tema dell’album, in questo nuovo la special guest è niente meno che Anneke Van Giersbergen (ex The Gathering).

Addicted è un disco molto diretto ed heavy, per certi versi siamo sulla stessa linea di altri album di Devin, come Ocean Machine o Accelerated Evolution, con molta enfasi sui riffs di chitarra, che vengono rimarcati, quasi come se fossero una base musicale, l’effetto è quello di una metal dance, se mi perdonate il termine. Basta ascoltare il primo brano eponimo, la base ritmica sembra estrapolata dalla techno, ma il contesto è ovviamente metal, il cantato di Townsend è disperato, gli effetti usati lo rendono ultraterreno e spiritato, i brani si assomigliano molto l’uno all’altro e si perde quella vena progressive, o free jazz metal se preferite, che aveva contraddistinto le cose migliori del nostro. Anneke fa la sua comparsa nel brano “Bend It Like Bender!” e ancora sembra una pop song danzereccia su base metal, se questa pazzia l’avesse proposta un altro, probabilmente sarebbe stato preso molto male, ma forse con Townsend critica e pubblico saranno più benevoli… forse, ma a me francamente queste sembrano solo furberie di uno che vuol sembrare genio anche quando fa delle cose trascurabili. Gli arrangiamenti sono soverchianti e spesso proprio quell’immediatezza ricercata da Devin è la prima cosa che manca ai suoi brani.

Townsend ha dichiarato che questo è un album pieno di ottimismo, che ha voluto fare un heavy metal lontano dalle forme depressive e negative a cui siamo abituati, un album incentrato sulla luce, ecco allora spiegato perché spesso ci siano richiami al pop danzereccio, ma se le linee melodiche funzionano, o possono funzionare, a mio parere manca di vero carisma, non basta avere una cantate di spessore come Anneke per sorvolare su ritmiche martellanti e molto poco espressive. Probabilmente l’intento di Addicted è autoironico e, se questa è la giusta chiave di lettura, allora il risultato è riuscito, mi chiedo però a chi possa veramente interessare un artista che prende in giro se stesso, il dubbio più che lecito è che Devin prenda in giro anche noi.

In sostanza questo disco per qualcuno potrebbe sembrare geniale, veramente, ma più lo ascolto, più faccio fatica a trovare una sana vena compositiva, che elevi questo disco e che lo renda memorabile. Non basta che Devin si voglia divertire con la musica, vorrei che facesse divertire anche noi come ha fatto ad esempio con Ziltoid, ma non con questo Addicted ed è un peccato, perché certe melodie, per quanto ruffiane, erano anche belle. GB

Altre recensioni: Synchestra; Ziltoid the Omniscent; Ki; Deconstruction + Ghost;
Epicloud; The Retinal Circus

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