Rock Impressions

Ataraxia - Wind at the Mount Elo ATARAXIA - Wind at the Mount Elo
Ark Records
Distribuzione italiana: Audioglobe
Genere: Dark Folk
Support: CD - 2014


Sono passati diversi anni da quando ho iniziato a seguire gli Ataraxia e ne ho potuto seguire l’evoluzione passo dopo passo. Oggi il gruppo vanta una lunga discografia e tanta esperienza. La loro musica fatta di influenze medievali, di musica elettronica, ambientazioni gotiche, qualche spruzzata di psichedelia pinkfloydiana, world music e tanto altro non ha bisogno di dimostrare niente, sono diventati un gruppo di fama e di portata internazionale.

L’iniziale “I Am” è divisa in due parti, la prima lenta e quasi noise e psichedelica, con una chitarra distorta che è abbastanza inusuale nell’economia del gruppo (mi è venuto in mente Mark Ribot), Francesca è sempre più brava a dominare la propria voce. Poi nella seconda parte entrano anche le percussioni e il ritmo si fa più incalzante, anche se il tappeto di tastiere rende l’andamento del pezzo molto ondeggiante, quasi liquido, la chitarra è ai limiti di certo blues desertico, dei nuovi Ataraxia, solo in parte. Il secondo brano “Espirito del Agua” è una cover dei Symbian, una band che personalmente non conosco, brano molto spirituale, sembra uscito da un’altra dimensione, molto in linea col repertorio dei nostri. “Innocence” è più ritmata e terrena, con abbondanza di tastiere e belle melodie, verso il finale tutto si complica e mi piace di più, torna la chitarra distorta e i suoni si fanno meno scontati. “My Lips Blow You Wind” attacca con un classico arpeggio di chitarra, molto raffinato, tipico di Vittorio, poi entrano tutti gli strumenti, compresa la chitarra elettrica e l’atmosfera diventa decisamente dark, davvero un ottimo brano per tutti gli animali notturni. Con “She-He Renewed” si torna a musica dal sapore shamanico e rituale. “In(k) Meditation” è un brano molto complesso e ancora più oscuro del precedente, la chitarra diventa gothic punk e un’oscurità vagamente malvagia aleggia, musica fatalmente spettrale. Continua su tinte molto fosche e romanticamente decadenti anche “Absorbed”, il sound si fa sempre più apocalittico. Questo è ancora più evidente nella spleen e vagamente space “Lost Cosmonaut”. Con “Grace Rhythm” troviamo anche tracce di shoegaze con cantato angelico. “Sei L’Oro che ti Veste” è come una poesia musicata. “Truth Explored” è in bilico tra spoken e cold wave. Chiude la mistica “Purity Movement”, un brano un po’ lento, ma non privo di fascino, grazie proprio al cantato sognante di Francesca.

Sono sempre gli Ataraxia, le sperimentazioni messe in campo non hanno stravolto il loro tipico stile, che si è affinato anno dopo anno, piuttosto lo hanno arricchito e reso sempre più profondo. Nuove porte si sono aperte e forse altre si sono chiuse, per una band in continua crescita, in possesso ormai di una notevole maturità artistica, che non lascerà delusi i propri fans. GB

Altre recensioni: Suenos; Mon Seul Desir; Des Paroles Blanches; Saphir;
Strange Lights; Arcana Eco; Paris Spleen; Kremasta Nera;
Llyr; Deep Blue Firmament

Intervista

Live reportage: 2001; 2007

Articolo: Ataraxia, una band italiana pellegrina nel mondo

Artisti collegati: Vittorio Vandelli

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