Finalmente
ho potuto ascoltare il capitolo conclusivo della trilogia che i russi
Caprice hanno dedicato al mondo degli elfi. Fin dal primo album ho
amato moltissimo questo gruppo dedito ad una musica neoclassica meravigliosamente
dolce ed evocativa, qualcuno la chiama faerie music, qualcuno folk,
ci si può trovare anche un’attitudine spiccatamente progressive,
ma le etichette si sprecano. I Caprice sono strumentisti classici,
suonano nelle migliori orchestre di Mosca e con questo progetto, capitanato
dai coniugi Anton e Inna Brejestovski, hanno prodotto già cinque
album di musica sublime.
Per la trilogia elfica si sono ispirati inizialmente ai racconti immortali
di Tolkien, ma poi hanno attinto anche alle varie tradizioni popolari
che parlano del popolo fatato e hanno creato una lingua che non esiste,
il Laoris, con l’intento di dare un alone di mistero all’intero
progetto. Lo scopo è di creare una musica che poco ha di terreno
e in effetti ascoltando i Caprice è facile lasciarsi trasportare
in un universo parallelo, dove il tempo non conta, dove le stagioni
sono diverse e dove l’armonia e la bellezza regnano incontrastate.
La strumentazione ovviamente è molto classica con fiati ed
archi, ma anche con un modesto uso del sinth, del basso e delle percussioni.
Le dodici traccie sono cariche di magia, sospese come sono tra un
medioevo rinascimentale e la musica da camera. Inna ha una bellissima
voce, perfetta per la musica proposta e il risultato nel suo complesso
è veramente incantevole. L’ascoltatore viene sorpreso
nei suoi stati d’animo più romantici e fantasiosi, ma
solo se si lascia andare e libera la propria mente.
I Caprice con la loro proposta rappresentano l’anello di congiunzione
fra la musica classica e quella contemporanea. GB
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