Rock Impressions

SBB - The Rock SBB - The Rock
Metal Mind
Distribuzione italiana: Audioglobe
Genere: Prog
Support: CD - 2007

Dopo l’ottimo disco dei Quidam, quest’anno possiamo godere di un altro nome storico polacco, gli SBB. Infatti questa band si forma nientemeno che nel lontano 1971, ma con questo “The Rock” siamo solo al terzo capitolo, a causa di una lunga pausa negli anni ’80 di ben venti anni. Si riformano nel 2002 e “New Century” è un buon ritorno, anche se personalmente lo ritengo con alcuni passaggi a vuoto.

La lingua madre non aiuta di certo l’ascolto, ma questo nuovo album ha una musica davvero gradevole che riesce a sopperire a questo lato. L’iniziale “The Rock” non lascia certo presagire ad un album interessante, il pezzo non mi convince più di tanto, ma la successiva “Plonace Mysli” è un'altra storia. Un Prog delicato con una buona interpretazione vocale da parte di Jozef Skrzek. Le parti di chitarra sono quelle che più affascinano, provate ad ascoltare la strumentale “In Heaven And Hell” e vi accorgerete che i vostri soldi sono gia stati spesi bene. In questo strumentale ci appropinquiamo ad ascoltare i Pink Floyd più chitarristici, per la gioia di tutti gli amanti di questa band immensa. Gli SBB si lanciano anche in capatine metalliche, il Prog proposto solo a tratti si sbilancia verso i Dream Theater, ma senza saccheggiarli molto. In effetti il titolo è più che indovinato.

Ci sono anche brani in inglese, come “Silence”, una delicata ballata che non ha grandi pretese, ma un ritornello accattivante e ruffiano. Proseguono la lingua inglese “Sunn Day” e “My Paradise”, due pezzi che si intersecano nel New Prog, semplici ed emozionanti. Le tastiere di Skrzek sono sempre in primo piano, a volte tappeto d’accompagnamento ed a volte dirette protagoniste. Gli SBB non si annoverano fra gli annali delle band innovative, ma si accontentano di far parte della scia di quelle gradevoli e di nicchia, una scelta sicuramente dettata più dal cuore che dalla testa. Infatti la musica quando la si ama non è detto che debba per forza essere usata come mezzo di stupore, la ricerca sonora non è sempre prerogativa obbligatoria, ci sono artisti che si limitano a comporre musica legata ad uno stilema semplice ma emotivo e spesso e volentieri con questo espediente raggiungono notevoli risultati.

Con questo voglio mettere all’erta tutti coloro che credono che il Progressive Rock sia solo evoluzione e ricerca. In “The Rock” ci sono buoni brani, ma già sentiti, alti e bassi, ma nell’insieme un onesto prodotto, tutto qui. Se volete passare un oretta di buona musica senza impegno, allora siete serviti. MS

Altre recensioni: New Century; Four Decades


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