Rock Impressions

Raven Sad - Quoth RAVEN SAD - Quoth
Lizard Records
Distribuzione italiana: si
Genere: Prog Psichedelico
Support: CD - 2008

Dietro al nome Raven Sad si cela un artista toscano di nome Samuele Boschelli Santanna. Siamo al cospetto di una one man band , anche se il termine (fra virgolette) va stretto, in quanto nella circostanza Samuele si avvale della partecipazione di molteplici musicisti. Troviamo Fausto Amatucci alla batteria, Giulia Bizzarri alla voce, Luca Boldrin ai sintetizzatori e flauto, Gabriele Cecconi alle tastiere, Cosimo Chiaramonti alla voce, Giacomo Cipriani al basso, Fabrizio Trinci alle tastiere e Marco Tuppo agli effetti, lop e chitarre.
Boschelli ha un anima raffinata, sensibile e sognante, la musica che propone lo rappresenta così. Una musica delicata, debitrice sia agli anni ’70, con uno sguardo verso i Pink Floyd più acustici, che a quella di band più recenti, come i Porcupine Tree (nei primi anni) di Steven Wilson, uno degli ultimi veri geni dell’intero scenario Rock.

Raven Sad mostra di avere cultura del panorama musicale, espone differenti sonorità e quindi oltre che Psichedelia , c’è anche del Prog Rock. Non voglio spaventare tutti coloro che detestano la complessità strutturale dei motivi, quindi non fuggite dalla recensione, perché in “Quoth” si va dritti al dunque senza inutili virtuosismi. Ci sono dodici brani per una durata media di quattro minuti l’uno. “Have No Time” apre il cd e l’anima dell’autore, presentandolo a noi immediatamente a nudo, in un suono prettamente crepuscolare. Un cenno come dicevo prima ai Porcupine Tree, ma nulla scalfisce la personalità di Samuele. Un suono portatore di cristalline gocce di ponderata malinconia. “Stars” è delicata e spensierata, mentre “Raven Floating In Space” fa la gioia di tutti coloro che respirano Psichedelia di matrice DOC. Questa musica è un gioco di luci ed ombre, Raven Sad riesce ad essere un proiettore di luce che scarica flash accecanti, alternandoli aritmicamente a frangenti di buio. Le chitarre di “Talk To Me” sono soavi e Pinkfloydiane, una canzone riflessiva che apre in noi i migliori anni di questa musica: gli anni ’70. Samuele gioca anche con la rumoristica per poi gettarsi anima e corpo nelle armonie delicate di motivi acustici, come ad esempio in “Those Good Words”. Il pezzo che mi colpisce di più è anche il più lungo (sei minuti) e si intitola “The Raven Song”. Note sostenute lo trasportano nei meandri della mente, una musica che scava nota dopo nota e che improvvisamente si apre come un libro. Non è semplice trascrivere a parole queste composizioni, specialmente quando un artista si espone così variegatamene.

Non si grida in “Quoth”, si sussurra, si pondera, per cui questo disco va ascoltato, non sentito. Forse una migliore produzione sonora poteva dargli una marcia in più, ma per il sottoscritto è sufficiente anche così, perché è la sostanza quella che conta. Scoprite anche voi questo artista, sono sicuro che con il tempo ne sentiremo ancora delle belle! MS

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