Rock Impressions

Kaipa - Sattyg KAIPA - Sattyg
Inside Out
Distribuzione italiana: Spin Go!
Genere: Prog
Support: CD - 2014


Devo confessare di essere quasi sorpreso dall’evoluzione dei Kaipa, una band nata nei lontani anni ’70 e che sta vivendo una vera seconda giovinezza, con del nuovo materiale veramente interessante e ben fatto, non si tratta assolutamente di minestre riscaldate o di qualcosa di nostalgico in ricordo dei bei tempi andati. Anzi da quando Roine Stolt ha lasciato, per dedicarsi maggiormente ai suoi progetti principali (The Flower Kings in primis), Hans Lundin, il tastierista, sembra essersi galvanizzato e dal 2007 in poi, col chitarrista Per Nilsson (Scar Simmetry) ha dato una sterzata di energia che continua col presente album.

La caratteristica principale dei Kaipa è di aver unito il prog rock con la musica folk, a questo binomio sono stati aggiunti inserti fusion, medieval e talvolta anche metal, ne è uscito un sound particolarmente ricco e suggestivo, che non ha mancato di catturare l’attenzione di un pubblico sempre più vasto. L’opener “A Map of Your Secret World” è una suite di circa quindici minuti, all’inizio il brano è esuberante, energico, pieno di bei passaggi strumentali, Patrick Lundstrom (Ritual) alla voce è sempre più bravo, ma in questo disco troviamo anche il compagno di squadra Fredrik Lindqvist al flauto, poi ci sono Jonas Reingold (The Flower Kings, Karmakanic) che dal canto suo pompa sul basso con consumato vigore, Aleena Gibson, sempre bella anche la sua voce, Morgan Agren (Zappa) alla batteria è una garanzia. Essendo una suite ci sono momenti diversi, ma tutto funziona a meraviglia. “World of the Void” prosegue con rinnovato entusiasmo, melodie ariose e passaggi strumentali che sembrano toccate e fughe dal sapore neoclassico, splendido il finale, con richiami anche alla musica medievale. “Screwed Upness” è un brano strano, insolitamente ruvido, l’impianto ha sempre un sapore neoclassico, ma i suoni sono post moderni, con un senso di una solenne decadenza, poi pian piano diventa tutto più luminoso, quasi solare e si trasforma in una danza, per tornare verso metà a temi drammatici, con oltre tredici minuti si tratta di un’altra suite, alcuni passaggi sono davvero da brividi, con fantasmi degli Yes, monumentale. “Sattyg” per contrasto è molto breve e parte con un flauto birichino, prende vita una folk song lieve come una danza di primavera, festosa e ricca di gioia. “A Sky Full of Painters” già mi piace dal titolo, altra suite coi suoi quattordici minuti, pieni di magie musicali e di un’atmosfera giocosa che riesce a risvegliare il fanciullo che c’è in me, ma ci sono anche momenti vigorosi, fra jazz e prog metal. Con “Unique When We Fall” la band assume toni seriosi, il testo è impegnativo e la musica anche, con ritmiche complesse e armonie non facili, una bella prova. Chiude “Without Time – Beyond Time”, altro brano lunghetto, quello che mi è piaciuto meno della serie, forse dopo tante emozioni mi sono ritrovato un po’ spiazzato dalla semplicità di questo pezzo.

Sattyg è un altro grande album, Lundin ha veramente realizzato un disco memorabile ed è riuscito nell’intento di portare avanti un progetto che fonda le sue radici nel passato, ma che è più convincente oggi di ieri, cosa che non è riuscita a molti musicisti. GB

Altre recensioni: Notes From the Past; Keyholder; Mindrevolutions
; The Decca Years; Angling Feelings; In the Wake of Evolution; Vittjar

Interviste: 2002; 2003; 2005

Artisti correlati: Flower Kings; Ritual




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