Per
le mani abbiamo il cd di debutto di una nuova formazione svedese di
Uppsala, formata nel 2004 su impulso dei fratelli Erik e Pahl Sundstrom,
entrambe con precedenti in formazioni di diversa estrazione musicale.
Questa varietà di esperienze si è riflessa subito nella
musica composta da questa band, che cita riferimenti che vanno dal
prog settantiano alla new wave di Ultravox e dei sottovalutati Japan,
inoltre il gruppo fa propria la lezione di gruppi svedesi come Landberk,
Paatos, Morte Macabre e degli Anekdoten più ipnotici.
I Villebrad sono l’ennesimo gruppo svedese dalla personalità
interessante e atipica e la Svezia si conferma essere una fucina inesauribile
di talenti. Un concentrato di idee e di tensioni fuori da ogni moda
o cliché. Non a caso i gruppi nordici stanno riscuotendo tanto
successo, perché non seguono filoni o generi particolari, ma
fanno semplicemente la musica che amano e che gli frulla per la testa.
Ecco allora che arrivano brani visionari e spettrali, inquietanti
come la terza traccia di questo bel cd, di cui vi risparmio il titolo,
perché in lingua svedese. I Villebrad non hanno ancora raggiunto
la perfezione stilistica di Anekdoten o Landberk, ma le nove traccie
di questo album ci mostrano che il gruppo ha delle doti notevoli,
in particolare per la forza espressiva di certi passaggi, come nella
vertiginosa “Ingenting”. Certo il cantato in svedese non
aiuta, ma nel mondo globalizzato è bello trovare un gruppo
che se ne frega anche delle regole commerciali.
Se da un lato abbiamo un mondo musicale imbalsamato, preda e vittima
di un mercato che stritola i suoi figli, da un altro lato abbiamo
queste nuove realtà che forse resteranno sempre nell’underground,
ma che sanno regalare grandi emozioni ai curiosi come me. GB
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