Rock Impressions

Riverside RIVERSIDE - Second Life Syndrome
Inside Out
Distribuzione italiana: Audioglobe
Genere: Prog Metal
Support: CD - 2005

Questo gruppo fa la gioia di chi, come me, ama i Porcupine Tree, gli Anathema e gli Opeth. Il quartetto polacco è al suo secondo disco, dopo “Out Of Myself” e proseguono il concept incentrato sull’essere umano. Questa è una trilogia che vuole toccare l’amara realtà dell’individuo, sottolineando i suoi errori per passare poi al successivo tentativo di ricominciare una nuova vita. La terza parte di questa storia verrà raccontata nel prossimo cd.

Musica da ascoltare ad occhi chiusi, o perlomeno al buio per poterne gustare a pieno il suo messaggio emozionale. “After”, con il semplice e risicato giro di note, spiega alla perfezione il credo Riverside e la voce del bassista Marsiusz Duda è degno connubio. Il quartetto ama giocare con brani lunghi che spaziano dagli otto ai quindici minuti, ma anche con quelli più brevi e diretti. “Volte-Face” sembra uscire da “Deadwing” dei Porcupine Tree. Il ritmo è alto, ma si alterna con naturalezza a brevi cambi umorali sostenuti dalle ottime chitarre di Piotr Grudzinski. Un lavoro serio, che riesce a colpire la nostra attenzione anche nei passaggi tastieristici di Michal Lapas.

La copertina del disco rappresenta il sound del gruppo, una pittura oscura ed anonima. “Conceving You” è veramente bella, come tutti i brani toccanti degli Anathema e degli Opeth (quelli acustici ovviamente). I suoi tre minuti e mezzo ci accompagnano verso la mini suite capolavoro “Second Life syndrome”. Questo è quello che la musica Progressive può fare, comunicare forti emozioni, far pensare, rilassare o sconvolgere.

L’inizio di matrice Pink Floyd periodo “Wish You Were Here” è spettacolare, altrettanto l’evolversi del brano. Altalenanti cambi di ritmo dell’attento batterista Piotr Kozveradski compongono il selciato dove si stagliano le sostenute chitarre di Grudzinski. Si prosegue con la veloce “Artificial Smile”, ancora una volta debitrice al sound di Wilson e soci. Con un giro di basso si apre “I Turned You Down”, momento più solare pur restando sempre nei canoni “Dark”. Molta magia fra le note, soprattutto nella strumentale “Reality Dream III”. Si prosegue senza momenti di stanca tra frangenti ariosi fino a sforare in territori Metallici. Ancora mini suite ed ancora pane per i nostri denti, “Dance With The Shadow”, altro momento meditativo e di forte impatto emotivo. Il disco si conclude con “Before”, canzone più commerciale e degno sigillo.

Capolavoro? No, manca ancora quel qualcosa che fa dei Porcupine Tree un modello quasi irraggiungibile, ma la strada è senza dubbio quella giusta. Comprate ad occhi chiusi “Second Life Syndrome”, in esso c’è indubbiamente un overdose di emozioni. MS

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