Siamo
al secondo album della discografia di questa formazione canadese e
il sound non cambia di una virgola. La proposta dei Longing For Dawn
si basa su un Doom funereo con cantato death metal con brani molto
dilatati che superano normalmente i dieci minuti. Ci sono dei passaggi
quasi elettronici, ma il tessuto è molto solido e ipnotico.
Musica depressiva e alienante, che si basa sul malessere e su un senso
molto drammatico e apocalittico del futuro. Il cantato gutturale è
particolarmente ossessivo e disturbante, a dire il vero personalmente
lo apprezzo molto poco, in particolare quando è usato in modo
così massiccio e predominante. Le parti musicali non sono affatto
male e i notri hanno svolto un buon lavoro a livello compositivo,
le atmosfere gotiche sono particolarmente efficati e spettrali, i
ritmi ultrarallentati evocano con efficacia desolazione e solitudine
e penso che solo delle anime disperate possono trovare conforto in
una musica come questa.
L’album si compone di soli quattro brani per circa cinquanta
minuti di musica sofferta e lugubre, un viaggio senza ritorno in un
abisso glaciale, lungo come gli inverni canadesi, nero come una notte
senza fine. GB
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