Rock Impressions

If - Morpho Nestina IF - Morpho Nestina
Selfproduced
Distribuzione italiana: -
Genere: Prog
Support: CD
- 2008

La storia degli italiani IF nasce nel 1993 con Franco Bussoli (basso), Pietro Chimisso, Claudio Lapenna (tastiere) e Dario Lastella (chitarra). Sono una cover band di gruppi come Pink Floyd, Queen e Police. Fino al 2000 compongono un solo demo tape e denunciano uno stop che li tiene fermi fino al 2004. Il cantante Chimisso se ne va e lascia il posto a Paolo De Santis e la band completata alla batteria da Luca Di Pardo, prova i veri primi passi.
Il bruco diventa farfalla, quella di IF.

Oggi “Morpho Nestina” è il quarto disco, a testimonianza di una buona amalgama e di una importante vena compositiva. Infatti la musica proposta dal quintetto è alquanto variegata, in essa circolano davvero molte influenze. Ma cosa troviamo dietro le ali della farfalla?
“You Need” apre con la voce di una televendita e quella di un consulente bancario, tanto per evidenziare il concetto che il mondo va avanti in maniera commerciale. “Morpho Nestira Part 1 “ è il primo brano strumentale e proprio per rimarcare la variabilità della musica che dicevo prima, ecco miscelare Progressive Rock con della Bossanova! Davvero interessante il risultato finale. Con “10 Years Old“ andiamo a trattare uno degli argomenti tanto cari a chi suona il New Prog, stile Marillion, la gioventù difficoltosa. Bambini che giocano a palla e che si ritrovano fuori perché in casa ci sono problemi, causa litigi dei genitori. Una evasione dalla realtà, la vita è dura e già da piccolo ti sputa in faccia. La musica ben si stringe attorno a questo concetto.

Si cambia scena con “Background”, momento più Rock dove il panorama diventa una stazione ferroviaria. E’ qui che l’essere non è più solo e si trova in mezzo alla folla. Il racconto è suddiviso in quattro parti con altrettante situazioni differenti. Dolce il sax di Yul Fecè in “Thristy”, un brano molto vicino ai Pink Floyd degli anni ’70 e l’argomento diventa il sesso…e la vita prosegue. Dario Lastella riesce molto bene nel suonare la chitarra alla Gilmour.
Atmosfere più calde e sexy , quasi da night con “Learning To Communicate”. Bella la ripartenza centrale del brano, con un cantato-narrato di Paolo De Santis che si dimostra buon interprete. Riprendiamo il viaggio dell’individuo, dopo la parentesi sessuale ed addentriamoci nell’ “IO”, nell’intimo, uno sguardo dentro se stessi : “Unknown Eyes”, il lento di Morpho Nestina. Arpeggi, di chitarra classica e voce femminile che fa da coro. Un momento che riesce a spezzare l’ascolto.

Proseguono di tanto in tanto le televendite di sottofondo ed oramai l’individuo è totalmente dipendente e lobotomizzato dalla tv. “Poison” spiega tutto questo, un veleno per il nostro cervello e siamo assetati dall’avere e dal comperare. Questa società ci porta alla rovina, e gli IF spiegano il concetto su una base Hard Rock, uno dei momenti più duri dell’album. Ecco dunque ancora una volta in evidenza la duttilità di questi ragazzi, amanti di tutti gli stili musicali. A questo punto si arriva al dunque del concept, l’individuo si sente arrivato, pieno di cose, lui “ha” , possiede, ma in definitiva si rende conto che sono solo cose inutili. Turbe psichica, malessere interno e chiusura al mondo, come si può ascoltare nel brano “Naked” quando si sente chiudere una finestra. Analogia con The Wall anche nel cantato e nella musica del piano, gli IF qui rasentano il gemellaggio con i Pink Floyd. Bella musica ancora dalle mani di Claudio Lapenna e dalle sue tastiere, è la volta di “Morpho Nestira Part2” quasi sette minuti strumentali ed emozionanti. Funziona davvero il crescendo emotivo, con il sopraggiungere della chitarra. Poi come ogni brano Prog che si rispetti, si cambia marcia. Ancora più particolare è “Empty” con una ricerca ritmica davvero interessante da parte di Luca Di Pardo. Qui incontriamo gli IF più sperimentali fantasiosi, non a caso è il brano più lungo del disco. Franco Bussoli accompagna ottimamente tutti i pezzi con il suo basso, peccato solamente per il volume dello strumento, per i miei gusti personali troppo… basso.
Il concept si chiude con un filo di speranza e di ottimismo, “Oceans Of Time” ci grida di rialzarci e di reagire a tutto questo.

A questo punto il disco è finito e in vero qualcosa dentro mi lascia, anche se alcune soluzioni musicali sono gia sentite. Ma non serve inventare ogni volta, l’importante è divertire.
Le idee ci sono, gli artisti sanno suonare ed hanno un senso spiccato per la melodia e soprattutto per il Prog, peccato solo per una produzione non all’altezza di quanto ascoltato.
Bravi davvero! Ancora una volta la nostra musica è ben rappresentata. MS


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