Rock Impressions
 

INTERVISTA AI FLAMBOROUGH HEAD (versione inglese)
di Michele Maestrini

Ci puoi introdurre la band con una breve storia?
Ho fondato i Flamborough Head attorno al 1990 con altri musicisti della mia zona (Frans Wolf e Wiebe Wolf). La nostra era musica prog strumentale, composta con tastiere, midi, una drum machine e chitarra elettrica. Non essendo però soddisfatti da questo approccio statico abbiamo cercato un batterista vero e proprio e così Koen Roozen si unì alla band e successivamente ci fece conoscere il bassista Marcel Derix. Dopo qualche tempo Frans e Wiebe abbandonarono il gruppo e furono rimpiazzati da Siebe Rein Schaaf (voce e tastiere) e da Andre Cents (chitarra e cori). Con questa line-up registrammo il nostro demo “Bridge To The Promised Land”, il nostro primo album “Unspoken Whisper” e “Defining The Legacy”, realizzati per l’etichetta Cyclops e apprezzati da critica e pubblico. Dopo “Defining The Legacy” Siebe Rein e Andre decisero di lasciare i Flamborough Head, così Eddy Mulder divenne il nuovo chitarrista e Margriet Boomsma la nostra nuova cantante e flautista. Con questa line-up abbiamo registrato il nuovo “One For The Crow”.

Com’è la scena progressive in Olanda? Pensate di farne parte?
La scena progressive olandese è abbastanza viva paragonata a quella di altri paesi. Ci sono alcune band molto valide come i Salmon, gli Odysice e i Plackband per nominarne alcuni e ci sono abbastanza organizzatori che organizzano serate prog. Detto questo sappiamo bene che questo tipo di musica resterà sempre un genere minore e sappiamo che gli anni settanta se ne sono ormai andati. Credo che i Flamborough Head siano abbastanza conosciuti in Olanda e questo dipende anche dal fatto che organizziamo un nostro stesso festival prog annuale, chiamato Progfarm.

Il vostro tipo di musica può essere descritto come New Prog; cosa ne pensi delle etichette? Pensi inoltre che questa vi descriva bene?
I nostri primi album erano tutti in un’ottica new prog. Con “One For The Crow” abbiamo cercato un sound orientato verso gli anni settanta. Definire il new prog è molto difficile e credo che non sia molto importante come il pubblico etichetti la nostra musica; a noi basta che vi piaccia e se vi piace siamo contenti ?

Credo che il new prog in generale possa essere molto teorico e ripetitivo ma i vostri album invece hanno una freschezza di fondo notevole, anche se vi si possono riscontrare delle chiare influenze. Com’è il processo creativo delle vostre canzoni?
La totalità delle musiche della band sono composte da me e da Eddie. Normalmente Eddie scrive un pezzo musicale e lo arrangia direttamente mentre io cerco di dare un input molto piccolo agli altri componenti in modo che partecipino il più possibile con le loro idee. Alla fine dei conti tutti i membri partecipano a creare la tipica canzone dei Flamborough Head.

Quali sono le principali differenze fra i vostri tre album?
Nei primi due album c’erano due tastieristi e questo determinò un suono più pomposo. In “One For The Crow” mi occupo da solo di tutte le parti di tastiera e quindi l’album è meno orientato verso un keyboard sound. Inoltre nel nostro ultimo album abbiamo una cantante donna e questo lo rende molto diverso rispetto a quando c’era un cantante maschile. Margriet ha aggiunto anche parti di flauto che rappresentano un bel contributo al nostro nuovo sound. Eddie, il nostro nuovo chitarrista, è inoltre più abile nell’utilizzare la chitarra acustica rispetto al nostro precedente chitarrista. Alla fine, a causa del cambiamento della line-up, c’è stato anche un cambiamento di sonorità nel nostro ultimo lavoro rispetto agli altri due.

Puoi dirmi come avete scelto il nome della band? C’è qualche aneddoto carino dietro?
Veramente no. In una delle mie vacanze ho visitato le scogliere di Flamborough Head, nella costa orientale dell’Inghilterra; mi è piaciuto il posto e mi è piaciuto il nome. Non c’è altra ragione a parte questa!

Quali sono i tuoi gruppi prog preferiti? Ascolti altre cose olte al prog?
Tutti i miei gruppi preferiti fanno parte della scena degli anni 70: Yes, Renaissance, Genesis, Camel, Gryphon, Gentle Giant, King Crimson, England, Focus, Caravan e molti altri. Oltre al prog mi piace ascoltare musica classica (Bach, Purcell, Handel, Telemann).

Molti gruppi progressive sono obbligati a svolgere un lavoro al di fuori della musica; com’è la situazione nella tua band?
Abbiamo lo stesso problema, non possiamo vivere solamente suonando prog e dobbiamo quindi integrare il gruppo con altri lavori normali. Per quanto mi riguarda sono un insegnante.

Ci sono voci che vi vedono impegnati qui in Italia in un festival prog. Puoi confermarcelo? Come vi sentite all’idea di venire a trovarci?
Possiamo confermarlo. Siamo molto contenti di essere stati invitati a Mantova per un festival l’11 Ottobre. Per un gruppo prog è molto difficile trovare delle date e cosi siamo propensi a tutte quelle che ci vengono offerte, ma questa italiana è qualcosa di speciale. L’anno scorso abbiamo invitato i Mangala Vallis a suonare per il nostro Progfarm e quest’anno verrà la band italiana Odessa. Siamo stati piacevolmente colpiti dal clima di amicizia che si è instaurato con queste band e siamo quindi molto contenti di venire a suonare nel loro paese.

Avete avuto la possibilità di intraprendere un tour dopo la realizzazione dell’ultimo album? Com’è il vostro rapporto col pubblico?
No, non abbiamo fatto un tour, anche se abbiamo fatto qualche data in Olanda e un paio in Francia. Con tutti i lavori che abbiamo è impossibile per noi intraprendere un tour e sarebbe un suicidio, finanziariamente parlando. Certo ci piacerebbe, ma anche i Camel quest’anno stanno facendo un tour d’addio perché per loro è impossibile continuare a suonare dal vivo per lunghi tour. Ogni volta che suoniamo in giro incontriamo tante belle persone ed è sempre un piacere parlare con loro.

A cosa si riferisce il titolo dell’album? C’è un concept dietro “One For The Crow”?
No, non c’è un concept vero e proprio ma Margriet, che ha scritto tutti i testi, ci ha spiegato che in essi vi è racchiusa l’idea che bisogna utilizzare tutte le opportunità che ci si presentano davanti nella nostra vita, che è troppo breve per essere sprecata; è un tema molto positivo se paragonato a quello di “Defining The Legacy”.

L’album precedente era più orientato verso un new prog standard mentre quest’ultimo è più in una vena di prog classico. Due persone sono cambiate all’interno della band, questa cosa ha influito?
Si, come ti ho già risposto precedentemente Margriet e Eddie hanno cambiato la band in modo molto positivo. Secondo me i Flamborough Head si stanno evolvendo da una band di new prog abbastanza standard verso un prog classico più originale, grazie anche all’apporto di questi due musicisti sopraffini.

Come avete deciso di contattare una cantante donna per la vostra ultima fatica?
Stavamo cercando qualcuno per rimpiazzare Siebe Rein e organizzammo una specie di audizione..ma non trovammo nessuno adatto. Io sono sposato con Margriet e lei era coinvolta in altri progetti musicali; le ho chiesto se le sarebbe piaciuto partecipare all’audizione e lei accettò volentieri, non solo perché era mia moglie ma perché era semplicemente la migliore che avevamo contattato.

Per chiudere una classica domanda finale: quali sono i vostri progetti per il futuro?
Io e Eddie siamo impegnati nei Trion, una sorta di progetto parallelo che portiamo avanti con Menno Boomsma, il batterista degli Odyssice. Con questo trio realizzeremo un album quest’autunno con la Cyclops. Sarà un album orientato verso il sound dei ’70 con un unico suono di tastiera…il mellotron. Per quanto riguarda il resto stiamo lavorando sul nuovo materiale del gruppo che speriamo di registrare l’anno prossimo e ci stiamo nel frattempo preparando per il Mantova progfestival e per la Progfarm.

MM

Recensioni: Defining the Legacy; One For the Crow; Tales of Imperfection

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