Rock Impressions

Box Of Frogs BOX OF FROGS - Box of Frogs
Epic / Esoteric Recordings
Distribuzione italiana: Audioglobe
Genere: Rock Blues / Rock
Support: Lp 1984 - CD 2011


Il nome degli Yardbirds è entrato nella storia del rock, più per avere avuto in formazione tre dei più grandi chitarristi di tutti i tempi, che non per reali meriti artistici, non che fossero una cattiva band, anzi erano dei grandi pionieri del rock blues durante la mitica British Invasion e ci hanno regalato delle pagine memorabili in anni in cui tutto prendeva forma e sostanza, ma avere avuto in line up Eric Clapton, Jimmy Page e Jeff Beck, insomma non poteva certo passare inosservato ed ha prevaricato le doti di questi musicisti. Fortuna o maledizione? Difficile dirlo, resta il fatto che il loro nome è rimasto noto quasi esclusivamente ai veri cultori del rock. Ancora meno sanno che negli anni ottanta i reduci di quella gloriosa band ci riprovarono con il moniker Box of Frogs, purtroppo Keith Relf morì nel 1976 e i tre axemen non erano più della partita, così ecco il cambio di nome, una forma di rispetto che non tutti hanno avuto.

Il primo album omonimo dei Box of Frogs è uscito nel 1984 col preciso intento di riportare in auge il rock blues, anche se la band aveva deciso di adattare la propria musica ai tempi, dando vita ad un mix di rock blues e di sonorità pop, tanto in voga al tempo. Questo mix di classico e di moderno venne accolto molto tiepidamente all’epoca, i nostalgici storsero il naso e considerarono molto negativamente queste tentazioni moderniste, mentre i più giovani restarono per lo più indifferenti di fronte a questo tentativo di restaurare un genere che per loro era comunque vecchio e superato. Nonostante questo fa un certo effetto riascoltare oggi queste canzoni che non sono affatto brutte, solo che non sono state capite e se ne possono comprendere le ragioni, ma una rivalutazione sarebbe anche opportuna. Come già detto si tratta di rock blues con venature pop, accanto alle chitarre ci sono degli intrecci di tastiere con qualche suono vagamente elettronico, ma alle chitarre troviamo come guest due nomi davvero illustri: il già citato Jeff Beck, presente in ben quattro brani e il grande Rory Gallagher in altri due. Non c’è niente di banale in tutto questo, ma il desiderio di ammodernare un genere che molti considerano come datato.

A quanto pare l’esperimento è riuscito solo in parte, infatti i Box of Frogs dureranno per un altro album prima di precipitare in un prematuro anonimato. A noi resta un disco piacevole da ascoltare, troppo pop per alcuni, troppo blues per altri, ma sicuramente ben suonato e con buone canzoni, che non passeranno mai alla storia, ma che non sono nemmeno da disdegnare. GB

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