Il
coraggioso duo basso-batteria che risponde al nome di Beehoover, composto
da Ingmar Petersen e Peter Hamisch (anche sezione ritmica dei Voodooshock),
torna con un secondo devastante album di sulfureo doom, riarso stoner
e stralunato heavy prog psichedelico. Già la scelta di proporre
brani retti solo da basso e batteria è a dir poco sorprendente,
ma ottenere dei risultati apprezzabili con questa premessa ha dell’incredibile.
Ma i riscontri di pubblico sono buoni e i nostri hanno alle spalle
dei tour di supporto a Stinking Lizaveta e soprattutto a The Hidden
Hand, oltre alla partecipazione al prossimo Roadburn Festival. Del
resto arrivare ad un secondo album nel giro di poco più di
un anno, per un progetto come questo, è già un gran
bel risultato.
I suoni sono molto ruvidi, ai limiti del Lo-Fi, scelta voluta e maturata,
ma ovviamente la dose tecnica e passionale deve essere molto alta
per reggere la durata di un intero album, cosa che ai Beehoover riesce
particolarmente bene. Ovviamente non si tratta di musica per grandi
platee, ma la forza dirompente impressa da questi due musicisti non
può lasciare indifferenti.
Le dieci tracks contenute in questo Heavy Zooo proseguono il percorso
tracciato dall’album precedente, ma il disco è in netta
crescita rispetto all’esordio, se prima il tutto era molto sperimentale
e sapeva di “proviamo a vedere cosa succede…” ora
il tutto funziona a meraviglia e i nostri credono molto di più
in quello che fanno e si sente. Si parte col riffing durissimo di
“Solitude in Bloom”, il drumming è selvaggio, ma
preciso, il basso è semplicemente devastante e crea un potente
wall of sound, il cantato è acido e crea un contrasto timbrico
molto interessante, quasi zappiano, poi verso il finale spuntano come
d’incanto influenze sabbatiane a chiudere alla grande il pezzo.
Senza soluzione di continuità parte la title track, che è
un’altra bella iniezione di energia primordiale, dove viene
mostrato il lato più progressive del gruppo, le ritmiche sono
particolarmente articolate e solo l’asprezza dei suoni ci ricorda
che siamo in territori molto duri. Queste sono le coordinate su cui
si muove tutto l’album, che comunque è molto vario e
tiene vivo l’ascolto per tutta la durata senza particolari cali
di ispirazione.
Se il debutto di questi musicisti mi aveva colpito, questo mi ha conquistato,
Heavy Zooo è un gran disco, da ascoltare e riascoltare quando
si ha voglia di una sana scarica di energia. GB
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