Rock Impressions

Arcade Messiah - II ARCADE MESSIAH - II
Stereohead Records
Distribuzione italiana: -
Genere: Prog Metal
Support: mCD - 2015


Visto il successo del primo capitolo, John Bassett ha voluto fare il bis e a distanza di un anno pubblica il seguito del primo album a nome Arcade Messiah. Il promo in mio possesso non indica la presenza di altri musicisti, il che mi porta a pensare che Bassett si sia occupato di tutti gli strumenti, oltre che della registrazione, missaggio e produzione. Come per il precedente lavoro, si tratta di un disco interamente strumentale, che mescola abilmente elementi di prog, doom, stoner e altro.

Il bentornato inizia con la possente “Moon Signal”, un brano quasi Crimsoniano, l’inizio mellifluo è solo un’illusione, perché lesta attacca una sezione metallica oscura e disturbante, dal forte sentore apocalittico. Una prova di forza, dominata da un drumming pressante e un’urgenza claustrofobica nelle chitarre. Non vorrei sembrare ironico, ma ho l’impressione che Bassett non dorma sonni tranquilli. Certamente non rassicura il titolo seguente: “Red Widow”, un brano dove gli elementi doom sono abbastanza forti, anche se la componente prog è sempre dominante. Il finale è spettrale e anche un po’ cinematografico. “Black Dice Maze” è più introspettiva e permette un po’ di tregua, anche se nella seconda parte il brano si irrobustisce e le atmosfere tornano roventi. La meritata pausa arriva solo con “Gallows Way”, ma è comunque un’atmosfera non del tutto rilassante, c’è sempre un senso del mistero che serpeggia. “Fourth Quarter” ritorna ad atmosfere cupe e pressanti, ma senza la visionarietà iniziale. Se avete ancora dei dubbi ecco un altro titolo esplicativo: “Via Occulta”, ma è davvero breve e serve per lanciare “Read the Sky”, che torna a spingere sul lato prog del progetto, anche se in certi passaggi appaiono i Black Sabbath più avventurosi. “Start Missing Everybody” inizia come un canto funebre, mesta e rallentata, poi il tutto si incendia di metal sulfureo, il sabba ha inizio, arrivano i cavalieri dell’Apocalisse: “The Four Horsemen”, un brano molto bello, dominato da un crescendo a cui è difficile restare indifferenti. A sorpresa contiene una sezione cantata e il risultato è davvero riuscito, fa pensare che forse sarebbe stato meglio un disco tutto cantato, magari lo sarà il prossimo e nell’attesa incrociamo le dita.

Se vi è piaciuto il primo album, questo vi conquisterà. Bassett si conferma come uno dei compositori più promettenti del panorama inglese. Prog metal di ottima fattura, non ha le tentazioni dimostrative tipiche degli americani, mentre ha tutto il gusto gotico inglese. Se siete in cerca di sensazioni forti sapete a chi rivolgervi. GB

Altre recensioni: Arcade Messiah

Sito Web
Sito Web Bassett

Artisti correlati: Kingbathmath; John Bassett




Flash Forward Magazine

Indietro a Ultime Recensioni


Indietro alla sezione A