Forse
non sono in molti a ricordarselo, ma Kip Winger aveva suonato il basso
con un certo Alice Cooper verso la metà degli anni ’80,
per poi dedicarsi al gruppo che portava il suo nome in compagnia del
talentuoso chitarrista Reb Beach, da allora il nostro si è
dedicato ad un hard rock radiofonico di ottima fattura, poi arriva
la carriera solista a cui segue la rifondazione della band e molti
altri progetti che hanno visto la rinascita artistica di Kip. In questo
nuovo album lo troviamo in compagnia di ottimi musicisti, oltre al
vecchio amico Rod Morgentein (Dixie Dreggs), troviamo Andy Timmons
alle chitarre, Alan Pasqua alle keys e altri ancora. Il risultato
è un disco suonato molto bene
“Every Story Told” parte all’insegna della melodia,
non è un brano che entra subito, ma è sicuramente ricco
di classe. “Nothing” è una spanna sopra il brano
iniziale, ottimo l’attacco rabbioso, che ricorda proprio certe
cose di Alice, poi subentra un corus carico di pathos di ottima presa.
Con “Where Will You Go” siamo sempre nel campo della possibile
hit radiofonica, dove la classe conta più del contenuto, non
c’è niente di nuovo e il copione è rispettato
nel minimo dettaglio, quello che resta è gusto e classe appunto
e di entrambe Kip ne ha da vendere. “Pages and Pages”
è una ballad dal sapore neo classico, che spezza bene col repertorio
precedente. Ancora più neo classica è la strumentale
e intimista “Ghosts”, dominata dal pianoforte, dal violino
di David Davidson e dal violoncello di John Catchings, bella anche
se stona un po’ col resto del disco. “In Your Eyes Another
Life” è una piece teatrale, che ha un po’ il sapore
della soundtrack, ancora il nostro ci sorprende per varietà.
“Runaway” (ma che titolo originale!) è una rock
song un po’ troppo scontata. Piuttosto piatta è anche
“California”, troppo morbida per i palati dei suoi fans,
ma anche troppo poco incisiva. Bisogna arrivare alla beatlesiana “What
We Are” per provare ancora qualche emozione, anche se ha un
sapore troppo nostalgico. Poi si scivola verso il finale dove l’ultimo
sussulto lo si prova con la bonus track “Monsters”, che
ha una costruzione interessante, il resto è abbastanza piatto.
Winger è un musicista che merita rispetto, ma a volte la classe
non basta e questo disco purtroppo ne è la dimostrazione. GB
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