Rock Impressions

Thirteen of Everything THIRTEEN OF EVERYTHING
Welcome Humans
Musea

Questo è il disco che non ti aspetti: è un debutto, viene dall’America ed è dell’ottimo prog settantiano che non suona made in USA, ma che non è nemmeno troppo legato ai classici del genere. Sembra quasi un disco perfetto. In effetti questo album si colloca fra le uscite più interessanti del genere.

Questi quattro ottimi musicisti texani propongono un prog dinamico con repentini cambi di tempo e ottime melodie, un po’ Genesis e un po’ King Crimson, ma con un gusto molto moderno, un sound attualizzato che rende fresca e intrigante la loro proposta.
I brani sono particolarmente vari sia come impostazione che come durata e mostrano che il songwriting del gruppo è maturo e sicuro. Si attacca con i continui cambi di “Flying East”, una vera palestra ritmica, ma il brano poi cambia e si fa riflessivo e poetico, sognante e solare all’insegna di un prog altamente godibile. Ma sarebbe molto limitante cercare di descrivere delle tracks che cambiano continuamente, così come la successiva “Let it Go”, più dura della prima e molto enfatica.Si viaggia sempre su ottimi livelli con lunghe fughe strumentali che si alternano a passaggi cantati molto belli e melodici, elettricità e poesia si rincorrono alla ricerca di un sound moderno, ma radicato in una tradizione di grandi artisti.

Welcome Humans è un debutto coi fiocchi e sono sicuro che questa band farà parlare ancora di se in futuro, perché se il buongiorno si vede dal mattino, qui possiamo stare certi che splenderà un sole radioso. GB

Intervista


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