I nome di questa
formazione richiama subito alla memoria quello degli Hawkwind, il
gruppo che più di chiunque altro ha saputo incarnare l’essenza
più vera dello space rock, ma in effetti è la storia
che continua, infatti questa band è capitanata proprio dal
saxofonista e flautista Nik Turner, che ha militato per lunghi anni
nel gruppo freakettone ricordato sopra. Con queste premesse non potevamo
che trovarci di nuovo in presenza di un lavoro in pieno space rock
sound, un’uscita che non ci sorprende, visto il crescente numero
di giovani artisti che stanno rivitalizzando il genere.
Otherworld ci presenta un sound aggiornato coi tempi, che riparte
da dischi come Levitation o dallo sperimentale Church of Hawkwind
e aggiunge una sferzata di energia rock, il disco che ogni serio amante
di queste sonorità sogna da tempo. Una naturale prosecuzione
di quanto Nik ha realizzato con il gruppo madre. Il disco parte con
un intro che ci cala subito nell’atmosfera giusta, un mix di
effetti spaziali un po’ minacciosi che apre la strada alla title
track, che invece ha un avvio molto meno inquietante, la piece è
dominata da un tipico giro di chitarre alla Hawkwind, ma il cantato
si ispira leggermente al rap urbano, lo strano mix, che potrebbe far
storcere il naso a qualcuno, a me sembra veramente riuscito e mi convince
in pieno. “Black Corridor” è un brano come ai vecchi
tempi, ma piace per un sound comunque fresco.Ora non voglio fare un
noioso track by track, anche per lasciarvi scoprire tutta la ricchezza
di questo ottimo disco. Vi dico solo che i quindici brani sono tutti
piacevoli e molto vari.
Otherworld è l’album che tutti i fans degli Hawkwind
stavano aspettando da tempo, ben suonato e con alcuni brani memorabili,
con un sound radicato nella tradizione, ma al tempo stesso rinnovato
nei suoni. Nik Turner ha fatto centro e potrebbe guidare la rinascita
dello Space Rock, scaldate i motori delle vostre navicelle spaziali,
l’avventura cosmica riparte! GB
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