Rock Impressions

Derek Sherinian - Molecular Heinosity Derek SHERINIAN - Molecular Heinosity
Inside Out
Distribuzione italiana: Audioglobe
Genere: Prog Metal
Support: CD - 2009


Continua la progressione solista del keyboradist Sherinian con questo quinto funambolico album, un disco che è sia un punto di arrivo che una nuova partenza, il tasso di virtuosismi proposti mi è sembrato maggiore rispetto al passato, ma la cosa che distingue maggiormente il disco è che invece della solita parata di stelle c’è un vero gruppo insieme a Derek. Il chitarrista Zakk Wilde è ormai una presenza fissa in tutti i lavori del nostro e la loro amicizia è sempre più forte, Zakk canta anche nel brano “So Far Gone”. Poi ritroviamo il talentuoso Tony Fraklin al Fretless Bass, che insieme al drummer Virgil Donati crea una coppia ritmica dalla potenza devastante. Ma dietro ai tamburi c’è anche Brian Ticky, solo che il promo non indica in quali brani i due si alternano. Ci sono anche altri musicisti come guest, ma non sono citati, per cui li scoprirete solo se farete vostro il cd.

La partenza è affidata al potente prog metal con influssi jazz e fusion di “Antarctica”, tempi complessi e forza bruta si mescolano in un mix di buon impatto. “Ascension” è più atmosferica, quasi floydiana, le tastiere sono molto presenti, ma “Primal Eleven” ci riporta a soluzioni molto complesse e fa un po’ impressione pensare a Zakk in questa veste da virtuoso. Il tasso tecnico e virtuoso è davvero elevato. Troviamo ancora metallo puro in “Wings of Insanity”, una cavalcata aggressiva e cattiva che quasi sorprende per la sua irruenza. Queste più o meno sono le direttrici su cui viaggia il nuovo disco di Sherinian, che propone un solo brano cantato, l’ultimo “So Far Gone”, alla voce c’è ancora Zakk che in qualche modo imita Ozzy. Molta forza bruta metal, unita ad una sapiente ricerca tecnica, che fonda le sue radici nel jazz e in parte nella classica, un mix intrigante, ma non sempre immediato.

Ancora una volta Derek è riuscito a dare alle stampe un disco sopra le righe, anche se manca quel qualcosa capace di sorprenderci, ma non c’è sempre bisogno di fare cose stupefacenti per fare un buon disco e questo senza dubbio lo è, con tutti i pregi e i difetti di un disco pieno zeppo di virtuosimi. GB


Altre recensioni: Black Utopia; Mythology; Blood of the Snake; The Phoenix

Interviste: 2003; 2004

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