Sono
pochi gli artisti che ci arrivano dalla Grecia e quindi accogliamo
con piacere il debutto di questi nostri “vicini” di casa,
che propongono un album pretenzioso e innovativo. I Dol Ammad sono
il progetto solista del tastierista Thanasis Lightbridge che si avvale
del contributo di un coro di ben dodici elementi fatto di giovani
professionisti e di tre musicisti fra i quali spicca Alex Holzwarth
(Rhapsody, Sieges Even) alla batteria, alla chitarra troviamo Jimmy
Wicked e al basso Nick Terry (che siano tutti nomi d’arte? Non
mi sembrano molto ellenici!). Le registrazioni sono curate dal sempre
più presente Sasha Paeth e da Olaf Reitmeier che hanno fatto
la fortuna di molte formazioni.
Il sotto titolo di questo album recita “Electronica Art Metal”
e francamente non capisco cosa voglia dire (e poi si lamentano se
i giornalisti coniano delle etichette!!!). I Dol Ammad propongono
un metal iperveloce, figlio dell’evoluzione del metal estremo,
con l’aggiunta di cantato operistico e abbondante presenza delle
tastiere, ma non dobbiamo pensare a dei cloni dei già celebri
After Forever o dei loro epigoni Epica, perché i Dol Ammad
sono molto originali, anche pagano un pesante tributo molto al power
metal epico di gruppi come i Rhapsody.
Devo dire che ad un primo ascolto si fa fatica ad accostare il cantato
di un coro operistico ad un power metal in doppia cassa, il contrasto
è stridente e la musica non è sempre ben integrata con
il cantato, ma per fortuna ci sono anche momenti più rilassati
come ad esempio in “Boxet Daylight (part 1)” o in “Back
to the Zone” dove le cose funzionano senza problemi. Ma sono
proprio i pezzi più dissonanti che alla fine lasciano un’impressione
maggiore, come nell’anthemica “Master of All”.
Alla fine certe soluzioni possono sembrare anche divertenti, ma si
tratta di musica a suo modo molto seria, almeno nelle intenzioni di
Thanasis. Questo disco potrebbe restare più come un esperimento
curioso, ma chissà, forse potrebbe aprire anche nuove strade.
GB
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