Rock Impressions

Susan Clynes - Life Is...
SUSAN CLYNES - Life Is...
Moonjune
Distribuzione italiana: IRD
Genere: Jazzy
Support: CD - 2014


La pianista e cantante Susan Clynes viene dal Belgio e questo è il suo debutto discografico, un album registrato dal vivo durante tre serate con tre formazioni diverse. La giovane artista ha attirato le attenzioni della Moonjune grazie ad uno stile coinvolgente e passionale, che condensa jazz, blues e cantautorato pop con grande personalità. Le undici composizioni proposte sono tutte sue.

Si parte con “Life is” con la Clynes da sola, una canzone triste dove dominano il pianoforte e la voce ricca di Susan, non ci sono virtuosismi o esibizioni di tecnica, la nostra gioca a mostrare tutto il suo feeling e la sua abilità consiste nel creare atmosfere di grande bellezza. In “A Good Man” Susan è accompagnata da un basso e da una batteria, l’inizio sembra intimista, ma quasi subito il pezzo prende ritmo e si trasforma in un rock incalzante, bel brano, divertente. L’altra formazione comprende la Clynes e un violoncellista, l’intensità è altissima e la possiamo ascoltare nel brano “Childhood Dreams”. Il lato più jazz viene mostrato nella lunga “Les Lames”, quasi interamente strumentale, un pezzo con tanti cambi d’atmosfera, dove il violoncello regala pennellate di poesia pura. In “Tuesday Rain” si sentono i rumori tipici di sottofondo dei locali dove spesso suonano i jazzisti, rumori di stoviglie e di un pubblico non sempre attento a quello che si suona, ma anche questo fa parte della vita di questi musicisti, che spesso offrono più di quanto ricevono, come in questa bellissima canzone intimista. Basso e batteria ritornano in “Ileana’s Song” un pezzo in bilico tra jazz e cantautorato d’autore, brava. Piuttosto oscura “When You’re Dead”, il violoncello è incalzante e il ritmo pure, con tema vagamente ossessivo, che viene ripreso e rielaborato continuamente. “Pigeon’s Intrusion” è interamente strumentale, col piano che duetta col violoncello in modo incantevole, il finale è in crescendo con un apice di grandissimo vigore. “Le Voyage” è uno strumentale con la sola Susan, che intensità, la dimostrazione che per emozionare non serve essere dei supervirtuosi. “Linear Blindness” è ancora un bel brano, ma è la conclusiva “The Butterflyes” a conquistarci definitivamente, un brano ipnotico che richiede più di un ascolto per entrare, ma che possiede una grande forza.

Bella opera prima di questa cantante pianista che incanta, non è facile dar vita ad un album come questo, molto più facile è non accorgersi di quanto sia incantevole. GB

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