Rock Impressions

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***** OVER THE TOP *****
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Budjana Dewa - Dawai in Paradise BUDJANA DEWA - Dawai in Paradise
Moonjune Records
Distribuzione italiana: ?
Genere: Fusion / Prog
Support: CD - 2013


Una cosa molto bella della Moonjune è che a fianco di nomi storici e importanti come quelli dei Soft Machine e di Allan Holdsworth, non ha mai avuto paura di accostare nomi assolutamente sconosciuti e di confrontarsi con paesi lontani e apparentemente improponibili, ecco così che negli anni abbiamo avuto il piacere di scoprire (e a volte di riscoprire) realtà di notevole pregio artistico, come gli israeliani Marbin anche loro freschi di nuovo album, come il nostro talentuoso Savoldelli, oppure come questo chitarrista indonesiano (di origine balinese) dal talento spropositato. Budjana ci consegna il suo quinto album solista, a cui collaborano una lunga serie di artisti locali e fanno la loro bella comparsa alcune star internazionali come Peter Erskine (Weather Report) alla batteria, Dave Carpenter e Reggie Hamilton al basso e infine Howard Levy all’armonica. Budjana fa parte di una formazione pop/rock indonesiana chiamata Gigi, che dal ‘94 ha pubblicato più di venti album e venduto milioni di dischi (ndr. Tratto dalla biografia), mentre come solista ha già lavorato con grandi nomi del jazz.

Il disco apre con una specie di intro psichedelica, che presto prende le vesti di una fusion dinamica, che fa da tappeto all’estro sorprendente di questo vero talento della sei corde, che verso il finale si lancia in un assolo da paura. “Gangaa” è molto più solare, si sentono gli influssi della terra di origine e la fusion si tinge di tinte asiatiche molto piacevoli, creando un mix veramente irresistibile. Sempre molto evocativa di incantevoli orizzonti orientali è la romantica “Masa Kecil”, un brano che mi ha conquistato al primo ascolto, è uno dei brani più corti del disco, ma che bello. “Kromatica Lagi” è più in linea con lo stile occidentale, ricorda per certi versi i Weather Report e ancora una volta Dewa si scatena in vere magie. I temi legati all’oriente tornano nella malinconica “Back Home”, ancora una volta piace la capacità di questo artista di coniugare felicemente una tradizione lontana con la modernità della musica occidentale. “Malacca Bay”, coi suoi oltre dieci minuti, ci mostra l’abilità del nostro nel comporre un brano propriamente jazz, con grandi spazi di improvvisazione. Saltando un po’ voglio sottolineare “Caka 1922”, che è un brano lento e introspettivo, che ci mostra il lato più delicato di questo artista ed è ancora magia. Bella la struttura ritmica di “Dancing Tears”, imperdibile infine la dolcissima “Devananda”, che chiude con un tocco di infinita dolcezza questo disco pieno di vita.

Complimenti davvero a questo artista molto elegante, che con grande talento unito a molta semplicità è riuscito ad emozionarmi come pochi altri. GB

Altre recensioni:
Joged Kahyangan; Surya Namaskar; Naurora

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