Rock Impressions

Ballo Delle Castagne - Kalachakra BALLO DELLE CASTAGNE - Kalachakra
HR!SPQR /
Black Widow Records
Distribuzione italiana: Masterpiece
Genere: Dark Rock
Support: CD - 2011
Seconda parte della trilogia principiata nel 2009 con “108”, “Kalachakra” sposta risolutamente le coordinate sonore del BdC verso la psichedelica westcoastiana ed il kraut-rock, rimanendo comunque imprescindibile la componente progressive, mentre viene decisamente meno quella goth/wave/neo-folk. Ma è chiaro che questi musicisti non intendono ancorarsi ad un genere, e noi rendiamo merito alla loro convinzione ed alla loro ricerca di una libertà espressiva che trova pochi pari. “Passioni diaboliche” irrompe con la sua carica oscura e possente, col vocalist Vinz (Calle della Morte) accompagnato dalla brava Carolina Cecchinato (prossima all’espressività interpretativa di Alice), e con una pregevole parte centrale dominio dei soli istrumenti (e le tastiere disegnano davvero vedute imponenti, come sono quelle del Tibet!). Ma mi interrompo per dedicare alcune righe, è d’obbligo in questo caso, alla confezione, la quale ricorda quella dei vinili ai quali molti di noi sono ancora affezionati, e non per mera rimembranza del passato, un cartoncino nero che racchiude il ciddì, il quale rimanda dichiaratamente al disco in nera plastica, seppur miniaturizzato (come un sette pollici ridotto, carinissimo!).

Ancora Garegnani e Vinz protagonisti in “Tutte le anime saranno pesate”, l’apparato sonoro (altrimenti appannaggio del primo, mentre le liriche sono esclusiva del cantante, a parte gli inserti dal Bardo Thodol in “Tutte le anime saranno pesate” e di Klaus Kinski in “Ballo delle castagne”) de “I giorni della memoria terrena” viene fornito dagli storici prog-rockers teutonici Eloy, in un tripudio di atmosfere orientaleggianti che ancor più c’immergono nell’atmosfera straniante del progetto. Ottimo l’apporto al basso di Diego Banchero (Malombra, Il Segno del Comando, Recondita Stirpe, Egida Aurea, Runes Order, uno dei bass-player più incisivi al momento, e non solo per quanto riguarda la sola Italia) e di Jo Jo alla batteria, versatili e sempre presenti, anche con compita discrezione (si ascolti il tripudio psych della title-track e si resti estasiati ad ammirare il paesaggio che si concretizzerà davanti ai vostri occhi, tra valli fiorite incastrate tra vette dall’altezza impressionante!). Il documentarismo descrittivo di Werner Herzog (da cui il titolo dell’opera, che il regista incentrò sulla figura del Dalai Lama) indirizza tutto lo svolgimento di “Kalachakra”, vero percorso di avvicinamento alla fine di ogni cosa, alla conclusione naturale del ciclo vitale.

Ecco il perché di ritmiche incombenti e di chitarre minacciose, anche se una svolta imprevista ed improvvisa può mutar tutto d’un tratto l’ambiente, rasserenandolo con violini lanciati in una folle danza liberatoria (“La terra trema”). L’accorata “La foresta dei suicidi” allarga ulteriormente l’orizzonte che “Kalachakra” abbraccia, e vede l’ausilio alla voce di Maethelyiah dei Blooding Mask, una sosta che c’induce alla meditazione, nell’intimo recesso di qualche antro, solinghi ad attendere che giunga infine il nostro momento, ed è seguita da “Omega” che pare provenire direttamente dai ’70, tanto a quell’epoca è indissolubilemente legata. Bravi gli Autori a non renderla una mera reiterazione di un’età trascorsa, anche se floridissima, ma farla propria con grande gusto. Chiude una track che, curiosamente, porta il nome dell’insieme, ed è quella che, nel suo bizzarro incedere, spezza decisamente il repertorio fino ad ora seguito: immersione nel rito, abbandono estatico, forse la preparazione alla porzione di viaggio che ci attende, in un prossimo futuro. Perché è già pronto il seguito, la conclusione del trittico, che questa volta verrà ispirato dall’epopea di Gilgamesh.

Per quanto ascoltato su “108” e su “Kalachakra”, la curiosità si fa quanto mai viva e pressante: dove ci condurranno stavolta le invenzioni soniche del Ballo delle Castagne, quali nuove prove di maturità ci faranno affrontare? AM
.

La operosa Black Widow di Genova tira fuori dal cilindro un’altra magia, il Ballo Delle Castagne, una band composta da Vinz Aquarian alla voce (Calle della Morte), Marco Garegnani alla chitarra, moog, tastiere e sitar (The Green Man), Diego Banchero al basso (Egida Aurea, Recondita Stirpe, Malombra, Segno del Comando, ZESS, etc...) e Jo Jo alla batteria, che ha dato alle stampe l’omonimo disco di debutto nel 2009 e oggi torna con questo secondo episodio. Questo supergruppo si è fatto subito notare per l’originalità del suo sound, che mescola influenze molto diverse tra loro, che vanno dallo space rock alla dark wave, passando per il miglior prog italiano, il kraut rock e le melodie orientali. Le atmosfere sono molto oscure, nella migliore tradizione di questa particolare casa discografica, che negli anni è diventata una vera garanzia per gli appassionati del dark rock e il Ballo Delle Castagne si incastona perfettamente in questa tradizione.

Kalachakra è il secondo capitolo di una trilogia, che dovrebbe concludersi il prossimo anno con un album dedicato alla figura di Gilgamesh. Il primo titolo è subito molto oscuro: “Passioni Diaboliche”, il testo ha un sapore esoterico e molto oscuro, al cantate Vinz si aggiunge come guest Carolina Cecchinato, che da un contributo notevole alla riuscita del pezzo, le atmosfere sono decisamente orientate al prog tedesco degli anni settanta, da Amon Duul agli Eloy, che vengono omaggiati con il terzo brano. Anche il secondo brano porta un titolo molto esplicito, “Tutte le Anime Saranno Pesate”, l’oscurità è profonda, ci sono momenti di grande lirismo, anche se il cantato vagametne spirituale di Vinz non è particolarmente convincente. Ne “I Giorni della Memoria Terrena” Vinz diventa particolarmente trascendente e si integra meglio nelle musiche psichedeliche. Spettacolare l’avvio della title track, sembra davvero che la band esca direttamente dagli anni ’70, poi il sitar prende il sopravvento e il brano si fa molto orientale. Le suggestioni continuano in un vortice turbinoso di emozioni con titoli evocativi come “La Terra Trema” o “La Foresta dei Suicidi”, non c’è un attimo di calo, ma la tensione pervade tutte le tracce di questo album. Non da meno sono “Omega” e la conclusiva “Ballo Delle Castagne”, che ha il solo difetto di chiudere il disco in modo un po’ brusco, quasi interrogativo, come se mancasse il finale, forse un chiaro rimando al prossimo lavoro che concluderà questa trilogia.

Ancora un gran bel disco quindi, anche se il cantato non è sempre così coinvolgente come lo sono le musiche, comunque si tratta di un lavoro spettralmente bello e convincente, che incanterà gli amanti del dark rock e non solo. GB


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