Rock Impressions
 

INTERVISTA AGLI ADACHI KYODAI (versione inglese)
Risponde alle domande So Adachi
di Giancarlo Bolther

Ciao So, ci vuoi raccontare dei brani del nuovo cd Xianshi e della storia collegata al titolo?
Il nostro nuovo lavoro Xian Shi deriva da una parola cinese che significa Sasso, trattenuto nel becco da un uccello. Ho trovato questa parola leggendo un racconto (scritto dal signor Chin Shunn Shin, un autore cinese), che parla di un racconto mitologico. La figlia di Yandi, una divinità del fuoco e della lussuria, è stata scagliata nel mare dell’Est. Nella sua vita successiva essa è rinata come uccello, ma non si era dimenticata del rancore contro il mare. Così prese un sasso e lo tenne nel becco per farlo cadere nel mare per seppellire l’acqua.
Guardando a questa storia, la parola xian-shi sembrava un’ottima metafora per per parlare degli sforzi interminabili che a volte sembrano inutili… ma penso che sia simile alla situazione di mio fratello quando compone della musica. Perché fin da quando eravamo molto piccoli, eravamo molto impacciati rispetto agli altri bambini e anche abbastanza inutili per la società stessa... e possiamo ancora esserlo allo stesso modo, se non suoniamo musica. Per questo ho dato all’album il nome Xian-Shi.

Come procedete a comporre le canzoni?
Io e mio fratello siamo praticamente incapaci di scrivere musica, così, io scrivo una riga e la registro, cambio la riga e la registro, mio fratello la impara, poi compongo l’armonizzazione e la registro… ok, fermatemi!! Insomma Xianshi riflette come siamo!
D’altra parte, quando suono con gli Ausia, i miei due compagni Akihisa Tsuboy e Yukihiro Isso memorizzano quello che faccio fin dalla prima volta e senza il bisogno di scrivere niente! La notte scorsa abbiamo fatto un concerto con gli Ausia ed è stato fantastico!

Mi puoi raccontare qualcosa di più?
Negli ultimi dieci giorni abbiamo fatto due concerti con gli Ausia e adesso sono molto affaticato, ma sono stati due concerti eccezionali!!! Tsuboy migliora ogni volta di più. Isso ha tenuto anche un grosso concerto il mese scorso al Teatro Nazionale con molti musicisti come Natsuki Kido (del progetto ERA con Tsuboy) e la Tokyo Philharmonic Orchestra. Così era veramente carico ed è riuscito anche lui a suonare in modo grandioso.

Secondo te, quali sono le caratterstiche principali del nuovo album?

Facendo il confronto con il nostro primo album a nome Adachi Kyodai, chi ci ascolta potrebbe essere abituato a quello che stiamo facendo, così, per quelli a cui piaciamo, penso che si siano abiutuati alle nostre composizioni più lunghe e strutturate. “Hard Line” o In the Howlingwood” sono piuttosto lunghe a causa delle parti dove improvvisiamo quando le suoniamo dal vivo.

Di solito gli artisti non sono mai totalmente soddisfatti del loro lavoro, cosa ti piacerebbe cambiare nei tuoi o ritieni che siano abbastanza buoni così come sono?
Io non rendo molto quando suono in uno studio di registrazione, perché mi manca il contatto con il pubblico che mi da la carica giusta. Mi manca la tensione legata alla paura di fare errori e questo mi fa mancare anche l’eccitazione. Ma il risultato che abbiamo raggiunto con xian shi ci fa sentire molto soddisfatti.

Quali sono le principali differenze fra Xianshi e il disco precedente?
Oggi possiamo maggiormente apprezzare e goderci le circostanze di quanto stiamo facendo, il senso di quello che stiamo facendo e credo anche di quello che ci viene chiesto di essere. Tutto questo è cominciato con la realizzazione del primo album ADACHI KYODAI.

Quali sono le principali differenze fra gli Adaki Kyodai e gli Ausia?
L’eccitazione e la tensione che cerco di trasmettere nella musica è praticamente la stessa nei due progetti. Negli Adachi Kyodai ho due incredibili colori nella gamma a mia disposizione per disegnare, mentre negli Ausia ne ho tre. Gli Adachi sono duri, forti e selvaggi, non c’è posto per il relax, sono sangue e istinto. Gli Ausia hanno una voce in più da armonizzare, c’è più improvvisazione, un sangue diverso e un incredibile e sorprendente intesa fra i musicisti.

Hai altri progetti al momento?

No, in questo momento posso occuparmi sono degli Adachi Kyodai e degli Ausia, è da circa due tre anni che riesco a godermi i risultati in entrambe i gruppi. Mi piacerebbe molto però dar vita alla versione elettrica di queste due band.

La tua tecnica è veramente impressionante, ma quanto è importante per il tuo sound l’abilità tecnica?
È un linguaggio con cui parlare, è un quadro da disegnare, in altre parole è semplicemente un vocabolario con cui esprimersi e poter fare quello che desideri.

Non credi che troppa tecnica possa diminuire il piacere in chi ti ascolta?
A dir la verità noi suoniamo principalmente per il nostro personale piacere di farlo, se poi la cosa piace anche al pubblico per noi è una bella soddisfazione.
Il pubblico che ci vede per la prima volta di solito viene sopraffatto, perché i musicisti di entrambe i progetti presntano molte diversità sia come velocità esecutiva che come forza espressiva. Ma gradualmente il pubblico si lascia coinvolgere e incomincia a partecipare al concerto, se non se ne sono andati prima.

Cosa significa per te suonare con tuo fratello negli Adachi Kyodai, c’è qualche forma di competizione fra di voi?
La mia abilità musicale è costruita e ritagliata apposta per supportare e mostrare l’abilità eccezionale di Ryusuke nel suonare la chitarra di fronte al pubblico. Mi stai chiedendo se noi litighiamo e ci arrabbiamo per la musica? Si, certo, lo facciamo spesso!!!

Ci puoi raccontare come hai conosciuto Tsuboy e come è nata la vostra collaborazione artistica?
Io e Isso stavamo cercando un violinista, dopo che nel 1997 gli altri membri degli Ausia avevano lasciato il gruppo, Ryusuke alla chitarra, Keisuke Ohta al violino, Masaki Yosimi alle percussioni indiane... Avevamo fatto un piccolo concerto a Tokyo e avevamo incontrato un altro gruppo con un violinista. Erano i KBB. Tsuboy aveva suonato il violino durante le prove, ma all’epoca i suoi strumenti principali erano la chitarra elettrica e le tastiere. A quel tempo Tsuboy aveva solo un violino molto economico. Mi piacque molto il suo stile! Così, mi fermai a parlare con lui nei camerini, intimandogli di entrare nel gruppo… e lui così fece.
Anche il chitarrista degli Era Natsuki Kido era stato minacciato da Isso, e iniziò la sua carriera professionale con il gruppo di Isso, facendone poi la sua occupazione stabile, questo è successo circa vent’anni fa.

Che tipo è Tsuboy come persona e come artista?
È il più giovane del gruppo, è una persona molto naif che dorme molto e mangia molto poco, è un commputer nurd...

Se tu dovessi avere la possibilità, quali sono gli artisti con cui ti piacerebbe suonare?
Sfortunatamente non possiedo una tonalità perfetta e non sono capace di leggere le partiture musicali, quindi sono capace di suonare solo quello che so. Questo significa che non sono molto bravo a jammare. Nonostante questo, cerco sempre di fare qualcosa che abbia una grande tensione, un po’ come hanno fatto gruppi come i King Crimson, Jimi Hendrix o i Doors.

Cosa caratterizza le tue esibizioni dal vivo?
Ogni concerto è unico e irripetibile, ogni volta è diverso dagli altri.

Come prepari la set list?
Per la maggiore mi faccio influenzare dal tempo e dall’umore del giorno.

Quando ascolti un chitarrista cosa ti piace e cosa non ti piace?
Mi interessa quando propone qualcosa di diverso dagli altri, o quando riesco a identificare con facilità le sue caratteristiche nel suonare.

Qual è il tuo modello preferito di chitarra?
I vecchi modelli di Gibson Les Paul, quelli standard, black beauties, gold tops, flat tops, chitarre jazz, semi accoustiche, Fire birds, Flying V, SGs, Fender, Rickenbacker, Gretch, D'Anjelico, ci sono così tante belle chitarre fatte in America da poter scegliere! In particolare penso alle Epiphone o Guild jazz guitar e Dread Naughts, fatte negli anni '50 che sono semplicemente fantastiche! Oggi uso principalmente una domestic nylon strunged classical guitar, fatta nei tardi anni '60s. Un’altra delle mie preferite è l’italiana EKO Rokes bass, per il suo notevole disegno.
Dopo tutto, se ne devo scegliere una sola, allora vado in Spagna a cercare una buona chitarra spagnola, per la loro leggerezza, bilancimento e per il loro suono meraviglioso. Oppure una leggera Les Paul standard '57-'60 con hambackers e una manico sottile.

Quanto tempo dedichi alle prove?
Non molto, una o due volte al mese.

Che musica ascolti? Cosa ti piace di contemporaneo e cosa ti ispira di più del passato?
Oltre ai nostri, recentemente spesso ascolto gli Shakti di John Mclaughlin e Giuseppe Gaccetta 24 Caprise. Nel passato sono stato affascinato da Jethro Tull, King Crimson, John Maclaughlin, The Beatles, The Who, Jimi Hendrix, J.S.Bach, N.Paganini, Ruggiero Ricci, ARVO PÄRT, Akira Ihukube, EL&P, CSN&Y, ma anche dalla pittura italiana, dalle belle arti in genere, dalla pittura Giapponese, agli accessori, al mobilio, dai giardini, dalle costruzioni europee, dal vasellame koreano, dei cartoon americani, dai films, dalla musica indiana e da molto altro ancora…

Cosa mi puoi raccontare della scena musicale del tuo paese?
Non so davvero dirti molto a proposito… Ma, i cantanti provenienti da Okinawa, l’isola più a sud del Giappone, sono piuttosto originali e a volte anche molto impressionanti.

Quanto sei connesso culturalmente alla tua terra?
Scuoto il mio corpo per andare a vedere dei giardini dei templi, dei quadri, i colori della natura, Kimono, pettini, che spesso trovo emozionanti o per assaporare del cibo, ma qualche volta mi vergogno molto di essere un giapponese, in particolare quando vedo tanti compatrioti sventati ed egoisti, deboli e questo è un vero fenomeno sociale di questi giorni, e di sentire dei criminali introversi ed egoisti.

Questi sembrano dei periodi molto bui. Cosa ne pensi, sei ottimista o hai paura del futuro?

Si, ho paura del futuro, sto per piangere... NO! Gente di diversi paesi trova che gli Adaki Kyodai e gli Ausia siano passionali e incontrare il pubblico straniero ai concerti ci riempie di gratitudine. Io credo che non ci sono confini per la musica o per le arti in generale. Ci sono troppe situazioni difficili in giro per il mondo, ma nonostante questo vale la pena di interessarsi al mondo!

GB

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